il fatto che per mestiere sappia usare un computer e qualche software autorizza un certo numero di amici a pensare che io sia la panacea a tutti i loro problemi derivanti dal pacchetto office.
che, a dirla tutta, sto pacchetto (o pacco?) neanche mi serve, ma tant’è...
il mio utilizzo di word (4barra5 volte all’anno) si esaurisce in 2 semplici passaggi: apri -> salva come solo testo.
come sento la frase: “...ma tu che sai usare il computer...” mi parte l’embolo. negli anni ho stilato un breviario di frasi da utilizzare all’uopo.
lo pubblico per evitare che persone dal cuore troppo tenero cadano nelle trappole insite nella frase di cui sopra e possano servirsene alla bisogna.
aggiungo che è possibile celebrare questa liturgia al telefono o via email ma gli effetti somatici che si producono sul volto di chi ascolta le risposte sono asssssolutamente imperdibili.
1.
“ho un problema con word...”
“apri e salva come solo testo!”
2.
“stavo aprendo un banale foglio di excel”
“non conosco excel, non ho excel, se hai aperto qualcosa coprilo col domopack e mettilo in frigo se no va a male”
2 bis.
“no dai non scherzare, come non hai excel? e power point ce l’hai?”
“non ho nemmeno quello”
“ma come fai a vedere le millamila email con il mantra della vita, il senso della vita, il giro vita, che ti sto mandando da due anni a questa parte?”
“non li guardo, li butto direttamente”
3.
“tu che ti intendi di grafica... – qui sono 2 gli emboli che partono ma questo è un altro discorso – devo impaginare un testo con word da mandare al dott. megadirigente dell’azienda megacliente...”
“buon lavoro”
3 bis.
“no dai”
(nota, potrebbe sembrare che con tutti questi “no dai” io conosca la panicucci. non è così. ma i/le personaggi/e non sono molto dissimili dalla nota sciogœrl)
“fai la persona seria se uso il comic sans rosso su un fondo giallo, si vede meglio se lo metto grassetto o normale?”
“cioè, spiegami: IO devo fare la persona seria?”
4.
“devo mandarti un jpg/tif/gif/ciops però te lo metto in un file di word, va bene?”
“devo mandarti aff**lo però te lo faccio dire da qualcun altro, va bene?”
5.
“mio cognato/cugino/gradodiparentelaapiacimento è un cracker. l’altro giorno mi ha messo office craccato però non funziona. secondo te cosa può essere?”
“le briciole. sicuramente le briciole”
6.
“ho cercato di aprire power point ma non solo non me lo apre, mi dice l’applicazione non risponde”
“ma tu cosa gli hai chiesto?”
7.
“ho un file di power point tu cosa ci puoi fare?”
“#@!?%§#”
7 bis.
“no dai, intendo dire: devo stamparlo, tu puoi stamparlo?”
“cosa mi sono persa tra *devi stamparlo* e io *posso stamparlo*?”
8.
“sto facendo una torta con excel...”
“no, mi dispiace, stasera a cena ho un altro impegno/sono a dieta/ho la glicemia alta”
9.
“sul computer che ho a casa, per come è configurato, posso installarci lo stesso office che ho in ufficio?”
“no, devi installarci home”
10.
“tu che sei nell’ambiente – aridaje – mi sono fatto i bigliettini da visita con word e li ho portati al tipografo. mi ha detto che me li stampa solo se glieli porto fatti con xpress, indesign, illustrator, freehand o corel draw. come posso fare?”
“da word: salva col nome, poi scegli uno dei programmi che ti ha indicato il tipografo”
“ma... se faccio salva col nome mi dà tante opzioni ma quelle lì non ci sono”
“non avrai un’installazione originale ma una copia craccata”
“dici che è per quello?”
(qui ci cascano tutti :DDDD)